Una comoda favola

“Ovviamente si può non credere ai contenuti del Natale. (…) Ma se si può rifiutare la verità del Natale, non si può far finta di credere a questa verità, di fatto trattandola come se fosse una fiaba e nient’altro che una fiaba. Più onesto dire no, più onesto affermare che sarebbe bello poter credere, ma purtroppo non è possibile, dal momento che lo stato di natura, dove homo homini lupus, è la nostra condizione, né si vedono segni certi di una nostra provenienza ultraterrena. Invece far finta di credere, non credendoci, è un rifiuto ben più drastico e più subdolo. Io posso non credere che il cielo e la terra si incontrino nell’uomo, ma al tempo stesso posso riconoscere che quella resta una verità possibile, anche se non effettiva. Riconosco il mistero. Anche se non lo trasformo in oggetto di fede. Ma chi fa finta di credere, riduce la verità possibile a non-verità, a finzione, a fiaba. Far finta di credere comporta una dissoluzione della fede che ha il sapore di una miscredenza ironica e del tutto disimpegnata.
(…) Il male è male solo se commisurato a una promessa di felicità che lo contraddice. Non sarà allora che chi considera il Natale soltanto una bella fiaba cui far finta di credere, in realtà non vuol saperne della terribile serietà della vita?”

Sergio Givone (Il Messaggero)

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