Tirannia dell’utilitarismo

… “Secondo questa visione il bene comune, il bene cioè proprio della vita associata, è da pensare come una sommatoria dei beni individuali. Posso azzerare un addendo e non cambiare il risultato, purché aumenti proporzionatamente gli altri. Fuori metafora: l’interesse dell’uno può essere diminuito o azzerato purché resti o cresca l’interesse di un numero maggiore di persone.
Quale è l’errore insito in questa visione? Ridurre l’uomo a funzione sociale; negare cioè il suo carattere e la sua dignità di persona. Mi spiego ricorrendo ancora a una metafora aritmetica. Nella moltiplicazione se azzero un fattore, il risultato è zero anche se aumentassi all’infinito gli altri fattori. La persona, ogni persona è unica e irripetibile e non interscambiabile. Negarla, fosse anche una sola, è ledere gravemente il bene comune della comunità umana come tale. Ciascuno custodisce la dignità personale di ciascuno, contrariamente a quanto pensava Caino.
Se non si radica il profilo morale e legale della vita associata in una ontologia della persona che la ragione è in grado di scoprire, la scala dei valori che si dice di istituire, sarà sempre rinnovata da chi esercita il potere: un valore messo più alto sarà messo più in basso e viceversa. Era già la lezione di Socrate nel Gorgia platonico.
La controprova è che in fondo alla scala finiscono sempre i diritti dei più deboli”…

Mons. Carlo Caffarra

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