Un rapporto provvidenziale e fecondo

“Si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede. La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia” (Benedetto XVI).
Naturalmente il Papa – non essendone culturalmente subalterno (come qualche cattolico) – invita anche loro, questi provvidenziali alleati della Chiesa, a guardare in faccia Gesù. Li invita a riconoscere con la ragione l’evidente Intelligenza che ha fatto e regolato il cosmo. E li invita a riconoscere – con il loro connaturato “bisogno di amore” – la risposta totale a questo desiderio di felicità che è Cristo stesso.

Antonio Socci sul discorso del Papa a Verona

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