La deriva culturale secondo Maggiolini

Alcune intuizioni del Vescovo Maggiolini di pochi anni fa che fanno ancora riflettere, tratte da:

Deriva della cultura e della civiltà italiane

(…)
Un primo aspetto che può essere notato è la caduta delle evidenze etiche. Si osservi: non si vuole soltanto rilevare il dissidio tra quanto si opera e quanto si pensa e si dice. Una tale incoerenza è costante nella vicenda umana. Salva almeno la salutare idea di peccato e la benedizione del rimorso. No. Ciò che caratterizza l´epoca contemporanea è la decisione di dichiarare lecito, di giustificare, di approvare, quasi di imporre e di esaltare il male non più considerato come male. Il secolo appena passato e quello che si annuncia sono forse tra i più celebrati per il progresso scientifico e tecnico raggiunto, e tra i più barbari: in camice bianco e guanti gialli. Milioni di torturati e di uccisi nei lager e nei gulag. Ma poi, innumerevoli vittime innocenti nel ventre delle madri; tendenza a sopprimere minorati fisici e psichici, anziani, ammalati terminali – e forse no -, a eliminare persone divenute improduttive; propensione a intervenire, a sperimentare, quasi a giocherellare con l´origine della vita, mentre si ha a che fare con soggetti umani. Si organizzano manifestazioni contro la pena di morte e il traffico delle armi – benissimo -, e si acclama l´aborto e la sperimentazione sugli embrioni o l´uso delle droghe come conquiste di civiltà. Tra l´indifferenza pressoché generale sembra che l´ Unione europea si appresti a sostituire gli Stati Uniti nel cospicuo sovvenzionamento di una campagna antinatalistica, includente perfino l´aborto coatto in paesi in via di sviluppo. Per non parlare di altri crimini come lo sfruttamento dei poveri e di interi popoli che ci dovrebbero essere fratelli.

(…)
Un secondo sintomo della crisi culturale e civile che sta attraversando il nostro paese è quella che si potrebbe denominare come disaffezione alla socialità e quasi stanchezza della democrazia. È stato recentemente detto che l´Occidente sta vivendo un periodo di dopo la democrazia.
Deve pur avere un significato un fenomeno come l´astensionismo dal voto politico che si sta ampliando e rincrudendo a ogni elezione. Le ragioni possono essere disparatissime. Il crescere del numero di poveri i quali – rassegnati – non si affidano più alla rivoluzione né si illudono di influire sulle scelte e sulle decisioni che concernono la vita comunitaria. Il sovrastare di forze economiche e finanziarie che guidano occultamente ma imperiosamente la conduzione strategica del paese. (…) Il prevalere di un atteggiamento individualistico e possidente-consumistico tra la gente.
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L´interrogatorio potrebbe continuare: condurrebbe alla constatazione per cui una democrazia esiste finché vi sono certezze filosofiche e valori morali condivisi all´origine e quali ragioni di metodo di conduzione della cosa pubblica. Diversamente, la democrazia diviene la tirannia del numero e – Dio non voglia – l´espressione di una potenza che soffoca la libertà. Si può giungere a tanto quasi insensibilmente. Si può giungere a desiderare e a invocare qualche forma di dittatura a motivo della libido adsentendi che corrisponde alla libido dominandi.

(…)
alla base del nostro pensare e del nostro vivere sta una flebile ricerca della verità, una certezza morale vacillante e un costume diffuso spesso vicino all´istintualità.

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