In principio

Ci muoviamo in correnti mobili. E’ così l’esserci. Lontano da ogni mappa che se ne fa… Giocare allora è cambiare all’occorrenza il percorso. Come certe sinfonie che crediamo di afferrare, e poi ci stupiscono, quando un nuovo tempo ne altera improvvisamente l’andamento. E’ sempre il nuovo che innamora, la pagina bianca, l’incipit della fiaba che non terminerà. Importa sempre iniziare – ma non è una regola. Quante volte incomincia una sonata… Ogni variazione è un ripartire, riprendere da zero. E’ un continuo “in principio”. Nulla prima, ma neanche dopo, se non come tradimento di quell’alfa, di quell’alef. I cabalisti credevano di aver trovato la parola-formula, la chiave della creazione nel Bereshit. Ma non c’è alcuna chiave, che non sia il tono dell’opera. E’ tutto da creare, compresa la regola stessa della creazione – questo il paradosso. Non si è mai capito come si fece la luce. Non si sa come accade ciò che accade, ora.
… Non ne usciremo con le spiegazioni. E’ imponderabile la cosa. Il linguaggio ha da essere costituito della stessa materia – imponderabile.

(by r.c.)

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