Il bardo e il santo

Continua a tracciare i tuoi segni. Che dicano di cavalieri o di boschi con strane creature, non importa. Non lasciare che il prosaico risparmioso ti tolga il tuo male. Irrompi su altre scene e disegna il profondo con tocchi di favola. E’ metafora il mondo, e possiamo cantarlo, spostandoci. Non ha un canovaccio il bardo, gli basta il suo amore – lontano. Gli basta il dolore, tutto ciò che lo abita. Canta di notte, di giorno, senza sosta – né sa fare altro. Ci tocca così stradire e tradire noi stessi? … Pura esaltazione prende il santo davanti alla sua grotticella. Per nulla si gioca la vita, lo sciocco. Ma chi è sciocco, non sai davvero. Chi lascia, non trova; e chi perde … a volte sì – non sempre. Qualcosa avviene intanto. Un libro si è scritto, un sogno ha preso voce. Risuona ora una partitura in mano all’orchestra. Il miracolo è questo. La magia sono le Grazie botticelliane, nella magia rinascimentale – per la Yates. Che altro, se no? Che altro di più? Non ci consola l’arte, e non ha da farlo; essa raccoglie soltanto un altro sogno che mancando è riuscito.

(by r.c.)

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