Capriccio

Ritorna con forza il vento, la logica è inutile, se non ne tiene conto. Un’aria ci porta a stravedere luoghi lontani, che pure sono in noi. Le ali, le ali, che hanno voglia di aprirsi, dolgono; ma, aperte, farà ancora più male il volare… Non c’è scelta, comunque. Vedi già vasti campi, di sotto. E la luna su cui camminare. Non c’è scelta, siamo costretti al volo. Più avanti sapremo perché e dove, e come tracciare la rotta. Ora si tratta di rinunciare alla morte somministrata in dosi. Negarsi a tale spreco di carne – che è risparmiarsi, in realtà – per uno spreco più grande, impensato. Il calcolo cede e si afferma quel vento. Inutile, senza senso, effimero, ciò che è più bello. Vogliamo il superfluo – ci è assolutamente necessario. Fughe di frasi d’archi trasformano lo spazio. Insinuanti Capricci per violino provengono dall’ombra… Così si può vivere. Abbiamo bisogno di niente – ciò che solo ci fa ricchi. Libero il significante crea nuovi mondi, da abitare senza attese. Stanziamoci nei sogni – ma grandi – con lusso di regine di straordinarie favole ancora da scrivere. Desiderio vige e squarci si aprono senza sforzo. Suonano da sé ora i violini, alludono alla forza inestinta che attraversa le cose… Ci troviamo innamorati alla fine della fiaba, senza saperne nulla. Hanno fatto il loro lavoro i folletti, introducendo nei cuori i loro lievi portenti.

(by r.c.)

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