Un dio irreligioso

E’ proprio vero che si vuol guarire dal sintomo, da ciò che attanaglia? Cosa troveremo al di là, quale impossibile? E poi, c’è un inguaribile (per fortuna); o non c’è nulla da guarire… Lo si sente bene nelle Passioni che i maestri producevano, non certo per ordinazione soltanto. C’è altro in questi monumenti di note, c’è consapevolezza inconscia di una condizione insostenibile e gloriosa. Giocano archi e voci, e la tristezza è assunta anch’essa in una luce immobile – diamante perfetto di suoni, dove la carne diventa affresco. Un attimo di grazia è dato; né si può dire solo un attimo se qualcosa è intesa, se la porta è aperta, se per un attimo tutto torna…
Alla stessa mensa attinge Giotto per raccontare azzurre donne pietose. E azzurri suoni mandano gli Scrovegni. Non c’è gioia che non sia un’aria sognata e poi scritta. Nulla si può trattenere, in fuga è ciò che vive. Balorda ogni ricerca che intenda afferrare … dio.

(by r.c.)

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