Partendo da Calipso

Credimi e sarò come la ragazza che prende forza dallo sguardo dell’amante. Inventerò scene innumerevoli… Visitazioni di angeli instancabili, pittori intenti a dipingerle. Sarò questo, nient’altro – quello che sono, nient’altro. Ripetersi dunque, nessun obbligo ad abbandonare il sogno… Segni sulla sabbia nell’isola di Calipso. Desiderio del ritorno, o del viaggio infinito. Non si ferma la spinta, ci trae un fanciullo mai cresciuto. Altre scene, così… Sognarsi addormentati, dormire e svegliarsi – nel sogno. Dove ci si trova, ora? Non c’è solo quel che crediamo. Noi stessi siamo altri, altra scena pure noi. Lacan lo enuncia. Giochi di gioia decaduti in sintomi, dolore che si esalta in geroglifici oscuri e gaudenti. Più in là siamo. Fuori della normalizzazione mondi si aprono, con la ragazza degli specchi. E gli orologi segnano un’altra ora. Curvo è il tempo e pieghettato… Vuoi vivere tu questa terra? Non sono che questo – non so se conviene. Mi sfrangio in lembi perduti. Quale sarà il mio procedere? Lacan non lo dice. E’ terra incognita, quando il vento si alza – e Valéry lo enuncia. Non resta che aprire le vele, aprirsi a un vento che è vero – un brivido attraversa la schiena. Domani può essere diverso, diverso anche oggi. Di abbandonare, si tratta, ogni schema.

(by r.c.)

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