La grotta dei ragazzi-poeti

Questo che torna cui non posso sottrarmi, non posso far altro che esserlo. Sarò quello che costruisce castelli, con parole d’altri e mie inventerò abitazioni vivibili… Questo che torna e sono, godimento imprevisto che vuole. Principi e castelli, sì, non si può vivere diversamente. Storie che tornano (altro che esilio), la tavola di Borges… Così torna la grotta dei ragazzi-poeti. E poi si esce all’aperto, ma prima, prima sì, c’è la grotta, nascondiglio, separazione… Chi vorrà tentare? Torna la vita così. Non c’è altro, Joyce lo sapeva. E per quanto riguarda la logica, lo sapeva Lacan. Come un linguaggio, per lui. E’ dura certo. Non si tratta di assomigliare a qualcosa, non di essere letteratura. Più in là c’è un altro tempo… Sognami e ti parlerò. Nient’altro si può fare. Hoelderlinianamente lasciare andare l’io, non esserlo più. Tradirsi, abbandonare chi non ha tradito sé… E poi bisogna uscire all’aperto, ma prima, sì, c’è la grotta.

(by r.c.)

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