Un’altra follia

Senza la follia, ci sarebbe solo riproduzione dell’identico, perpetuazione delle forme sociali, mancherebbe la possibilità di esistenza dell’arte, della letteratura, dell’espressione in genere. Secondo Foucault, è la cosiddetta anormalità a rappresentare la condizione stessa di questa possibilità.
Incontro di lettura stasera presso la Biblioteca A.Corchia di Otranto

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Un pensiero su “Un’altra follia

  1. Io non ci posso venire, ma una cosa è certa, come scrive in “Storia dello spettacolo” Renato Tomasino nel capitolo sui riti tribali, a proposito del fatto che per assurgere al ruolo di sciamano la caratteristica fondamentale che si deve avere è la “diversità”, la stessa che da noi corrisponde ad emarginazione:…Del resto anche in età storica si è continuato ad attribuire un particolare valore di verità ai segni della follia quasi che il folle fosse abitato e parlato da qualche divinità. Così presso i Greci e i Latini, nel medioevo, prima in sostanza che la foucaultiana “nascita della clinica” e del “sistema concentrazionario” moderno, regolato dalla ragione e dalla logica sociale produttiva, facessero del diverso sempre e comunque un’emarginato…-
    Non sono d’accordo con il connubio arte-follia, credo che sia un romantico luogo comune, a meno che la loro follia non venga intesa come profonda consapevolezza, a questo proposito “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam bene si accorda su come il concetto di consapevolezza possa essere ribaltato in follia…

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